Se la trattativa per Alitalia è davvero saltata lo sapremo soltanto nelle prossime ore, ma per il momento c'è da segnalare un aspetto particolarmente odioso: la casta dei piloti. Un insieme di paraculati e di privilegiati, che con tutto quello che negli anni passati hanno portato via ad Alitalia ora dovrebbero lavorare gratis. Fossi nella Cai, azzeramento totale della "casta piloti", nuove regole, nuovi contratti, stipendi e benefici a livelli dei competitor europei, e a chi non ci sta tanti saluti e arrivederci.
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Tanto per farci del male, ecco un estratto dedicato ad Alitalia tratto dal libro "L'altra casta" di Stefano Liviadotti (Espresso).
Piloti e hostess lavorano molto meno dei loro
colleghi di altre compagnie. Però costano tanto di più. Grazie a una
giungla di benefit, difesi con le unghie e con i denti e
puntigliosamente elencati in un contratto degno di Harry Potter, dove
tutti i mesi durano quanto febbraio e il giorno di riposo comprende due
notti.
Un giorno è un giorno. Dal Circolo polare artico fino alle isole di
Tonga, è uguale per tutti. Ma non per i piloti dell'Alitalia. È scritto
nero su bianco a pagina 2 del Regolamento sui limiti dei tempi di volo
e di servizio e requisiti di riposo per il personale navigante
approvato, con la delibera n. 67 del 19 dicembre 2006, dal consiglio di
amministrazione dell'Enac, l'Ente nazionale per l'aviazione civile. Il
terzo comma dell'articolo 2 disciplina il «giorno singolo libero dal
servizio».
Che viene così descritto: «Periodo libero da qualunque impiego
che comprende due notti locali consecutive o, in alternativa, un
periodo libero da qualunque impiego di durata non inferiore a 33 ore
che comprende almeno una notte locale». Un giorno di 33 ore o con due
notti? Quando si tratta del personale di volo della ex compagnia di
bandiera italiana, e dei relativi regolamenti di lavoro, bisogna
abbandonare ogni convenzione, dal sistema metrico decimale all'ora di
Greenwich: per loro non valgono.
Vivono in un mondo a parte, dove tutto è dorato. Da
sempre veri padroni dell'azienda, piloti e assistenti di volo si sono
dati delle norme di lavoro consone al loro status (a proposito: i
capintesta dei sindacati degli autisti dei cieli hanno una speciale
indennità economica che percepiscono anche se se ne stanno incollati a
terra tutto l'anno). Secondo il regolamento dell'Enac, dove è
specificato che hanno diritto a riposare su poltrone con una
reclinabilità superiore al 45% e munite di poggiapiedi regolabile in
altezza, non devono volare più di cento ore nel corso del mese.
Anzi nei 28 giorni consecutivi, come hanno preferito scrivere:
e si vede che per loro è sempre febbraio. Nell'intero anno, cioè nei
dodici mesi (se non hanno modificato a loro uso e consumo pure il
calendario) il tetto non è, come da calcolatrice, mille e 200 ore (100
per 12) ma 900, e vai a sapere perché. Nel contratto, che l'azienda si
rifiuta di fornire ai giornalisti, come del resto qualunque altro dato
sulla produttività dei dipendenti, l'orario però si riduce. Nel medio
raggio, la barriera scende a 85 ore al mese. Che nel trimestre non
diventano 255, ma 240. E nell'anno non arrivano, come l'aritmetica
sembrerebbe suggerire, a mille e 20, ma a 900.
Ma non è neanche questo il punto: fosse vero che
volano così tanto (tra gli assistenti di volo l'assenteismo è all'11%).
I numeri tracciano un quadro un po' diverso e dicono che nel
medio-corto raggio gli steward e le hostess (alla fine del 2007, 480 di
queste ultime su 4300, cioè l'11%, erano praticamente fuori gioco
perché in maternità o in permesso in base alla legge che consente di
assistere familiari gravemente malati) restano tra le nuvole per non
più di 595 ore l'anno. Vuol dire 98 minuti al giorno, il tempo che
molti Cipputi impiegano per fare su e giù tra casa e fabbrica. A titolo
di raffronto, un assistente di volo della Lufthansa vola 900 ore, uno
della Iberia 850 e uno della portoghese Tap 810. Restando in Italia,
una hostess di AirOne si fa le sue belle 680 ore.
I piloti, poi, alla cloche sembrano quasi allergici:
la loro performance non va oltre le 566 ore, che significano 93 minuti
al giorno. I loro pari grado riescono a pilotare per 720 ore
all'Iberia, per 700 alla Lufthansa e all'AirOne, per 680 alla Tap e per
650 all'Air France. I nostri, insomma, non sono esattamente degli
stakanovisti: in media fanno, tra nazionale e internazionale, 1,8
tratte al giorno, contro le 2,4-2,75 dei colleghi di AirOne. In
compenso, sono molto più cari di tutti gli altri. Un assistente di volo
con una certa anzianità può arrivare a costare ad Alitalia 86 mila e
533 euro, contro i 33 mila che deve mettere nel conto la compagnia di
Toto (AirOne, ndr ).
Il comandante di un Md80 dell'azienda della Magliana
ha un costo del lavoro annuo pari a 198 mila e 538 euro. Per la stessa
figura professionale i concorrenti italiani non sborsano più di 145
mila euro. Sempre restando allo stesso tipo di aereo, per pagare il
pilota Alitalia ha bisogno di 108 mila e 374 euro, tra i 28 e i 33 mila
in più di AirOne o di un'altra azienda italiana. Il mix di orari da
impiegati del catasto e stipendi da superprofessionisti crea un
cocktail che risulterebbe micidiale per qualunque azienda: facendo due
conti viene infatti fuori che alla fine dell'anno Alitalia spende per
ogni ora volata da un suo comandante qualcosa come 350,8 euro. Contro i
207,1 di AirOne. Una differenza del 69,4% che manderebbe fuori mercato
chiunque. Soprattutto se si considera anche che un aereo della ex
compagnia di bandiera viaggia con un equipaggio superiore di un buon
30% rispetto alla media dei concorrenti.
Il risultato finale è che in Alitalia il tasso di efficienza
per dipendente è pari, secondo i calcoli dell'Association of European
Airlines, a poco più della metà di quello che può vantare la Lufthansa.
Che i passeggeri trasportati sono 1.090 per dipendente, contro i 10
mila e 350 di Ryanair. E che nel 2004 il ricavo medio per ogni
lavoratore impiegato non andava oltre i 199 mila euro, poco più di un
terzo rispetto a quanto registrava ad esempio Ryanair (513 mila euro).
In Alitalia comandano i sindacati (che nel solo primo
semestre del 2005 hanno proclamato scioperi per 496 ore: quasi 3 ore
ogni 24). E si vede. Il contratto in vigore dal 1° gennaio 2004 dice
che, nel medio raggio, una hostess o un pilota non possono essere
utilizzati per più di 210 ore al mese (che, con il solito giochino,
diventano 600 nel trimestre e 1.800 nell'anno). Ebbene, se uno di loro
parte da Roma per andare a prendere servizio a Milano la metà della
durata del viaggio che lo vedrà impegnato nelle parole crociate viene
considerata servizio.
La tabella dell'Enac che stabilisce, a seconda
dell'orario di inizio del turno, su quante tratte continuative può
essere impiegato il personale navigante prevede cinque diverse ipotesi.
Che salgono a diciassette nell'accordo sottoscritto da azienda e
sindacato. Dove è stabilito per il personale navigante il diritto a 33
giorni di riposo a trimestre (ad AirOne sono 30), che aumentano fino a
35 per chi è impegnato nel lungo raggio. In base al contratto, al
termine di ogni volo deve essere garantito un riposo fisiologico di 13
ore, che sul lungo raggio deve risultare invece pari al numero dei fusi
geografici attraversati moltiplicato per otto, con un minimo però di 24
ore. Boh.
Semplicemente geniale è poi il nuovo sistema retributivo,
in vigore dal 1° gennaio 2005. Sono rimasti, ovviamente, lo stipendio
base (quattordici mensilità) e l'indennità di volo minimo garantito:
quaranta ore, che uno le faccia o meno. Le dieci voci che componevano
la parte variabile della retribuzione di un pilota (compreso il
cosiddetto «premio Bin Laden» corrisposto, dopo l'attentato alle Torri
gemelle di New York, a tutti quelli che viaggiano in Medio Oriente e
dintorni) sono state tutte sostituite da un'unica indennità di volo
giornaliera (per un comandante è pari a 177 euro se è impegnato sul
lungo raggio e a 164 se vola sul medio, cifre alle quali va sommata la
diaria, che sono altri 42 euro, per un totale che può quindi arrivare a
219 euro). Indennità che scatta tutta intera anche se il pilota sta
alla cloche solo per mezz'ora o semplicemente si trasferisce
all'aeroporto da dove prenderà servizio. E perfino se il suo volo viene
cancellato dopo che lui ha già raggiunto quello che doveva essere lo
scalo d'imbarco. Per di più, aumenta se c'è uno spostamento dei turni
rispetto al calendario originale.
Siccome poi lavorare stanca, il contratto prevede
l'istituzione di una Banca dei riposi individuali dove confluiscono i
crediti che si ottengono per esempio quando l'aereo viaggia con
personale ridotto (un riposo ogni due giorni) e dalla quale hostess e
piloti possono attingere pure degli anticipi. Non è invece dato sapere
se le parti hanno raggiunto un accordo su una nuova indennità
graziosamente prevista nell'ultima intesa: il premio di puntualità, che
per i passeggeri assume davvero il sapore della beffa. Mentre è alla
direttiva dell'Enac che bisogna tornare se si vuole conoscere la
dettagliatissima disciplina della cosiddetta «riserva», i periodi di
tempo nei quali il personale navigante deve essere pronto a rispondere
a un'improvvisa chiamata.
Premesso che si può essere messi in riserva solo
dopo aver goduto di un riposo, si stabilisce che la metà del tempo
trascorso a casa con le pantofole ai piedi va considerata come
servizio. Bingo. Di più: che se l'attesa si consuma inutilmente perché
il telefono non trilla, e dev'essere proprio per lo stress, scatta un
successivo periodo di riposo di almeno otto ore, che in alcuni casi
salgono a dodici. Ed è sempre il premuroso Enac a stabilire che a
piloti e hostess, una volta a bordo, deve essere dato da mangiare una
volta ogni sei ore, come ai pupi, e adeguatamente, «in modo da evitare
decrementi nelle prestazioni».
Di alcuni privilegi o istituti incomprensibili nessuno ricorda
neanche l'esatta origine. Ci sono e basta. Così, le hostess continuano
ad avere una franchigia di ventiquattr'ore al mese, che in pura teoria
dovrebbe coincidere con l'inizio del ciclo mestruale, ma si racconta
del caso di una di loro che ha chiesto la giornata del 31 come permesso
per il mese di dicembre e quella del 1° per il mese di gennaio: misteri
del corpo femminile. Sempre le assistenti di volo, quando vanno in
maternità vengono retribuite per tutto il tempo con lo stesso stipendio
guadagnato nell'ultimo mese di servizio, che, guarda un po', svolgono
regolarmente sul lungo raggio, per far salire l'importo della busta
paga. I piloti, invece, non possono atterrare due volte nello stesso
scalo in un solo giorno. La logica della regola, che pare non sia
neanche scritta ma frutto della consuetudine, è imperscrutabile.
La conseguenza, però, è chiara: la crescita delle spese
per le trasferte. A partire da quelle per gli alberghi, che in Alitalia
vengono scelti da un'apposita commissione dopo attento esame dei loro
requisiti: con il risultato che l'importo medio è superiore del 45% a
quello sostenuto dagli altri vettori. Solo per le 300 stanze prenotate
tutto l'anno per i dipendenti che, anziché essere trasferiti a
Malpensa, vanno su e giù da Roma, la compagnia ha in bilancio 45
milioni. Nella babele dei benefit, per un certo periodo tutto il
personale viaggiante ha poi goduto di una speciale indennità per
l'assenza del lettino a bordo di alcuni 767-300: alcune centinaia di
euro che venivano corrisposte anche a chi volava su aerei dotati delle
cuccette in questione.
I lavoratori più coccolati d'Italia quando viaggiano
per piacere godono di una politica di sconti davvero generosa.
Argomento sul quale l'azienda ha di nuovo una tale coda di paglia da
rifiutarsi di fornire chiarimenti. Ma è il segreto di Pulcinella: i
dipendenti (e con loro i pensionati) hanno diritto ad acquistare (anche
per i loro cari: figli e coniugi o conviventi) i biglietti con una
riduzione del 90% sulla tariffa piena, se rinunciano al diritto alla
prenotazione. Il taglio scende invece al 50% se vogliono il posto
garantito, magari perché vanno a festeggiare l'ultima promozione, che
in Alitalia non si nega davvero a nessuno. Nel 2007 la direzione per la
finanza dell'azienda della Magliana poteva contare su 152 persone: 20
dirigenti, 52 quadri e 80 impiegati. In quella per il personale i
soldati semplici (61) prevalevano di una sola unità sui graduati (60:
25 dirigenti e 35 quadri).
Dev'essere anche per questo che il consiglio di amministrazione
dell'azienda ha sentito la necessità di garantirsi l'ombrello di una
polizza assicurativa a copertura di possibili azioni di responsabilità
nei confronti di chi ha guidato la baracca. E si è reso così complice
dei sindacati. Ai quali invece nessuno potrà mai presentare il conto.