
Ahhhh, l’ONU… questo dinosauro sessantaquattrenne che oltre a non decidere praticamente nulla (neppure una
condanna di principio al lancio di un satellite nordcoreano che avrebbe dovuto trasmettere gloriosi inni rivoluzionari dallo spazio), quando raramente prende posizione su qualcosa fa delle cazzate colossali, degne del miglior Mr Bean. Ci sarebbe da ridere, se non fosse che questa organizzazione fondata sulle più grandi utopie della storia (la pace universale, il bene per tutti, eccetera eccetera) giunge a patrocinare, e magari ad organizzare, Conferenze che alla fin fine hanno come unico obiettivo quello di dire che sì,
gli ebrei sono dei farabutti, dei razzisti, che l’Olocausto è stata una sbavatura di qualche storico particolarmente intimo della bottiglia. Dopo lo
sconcertante precedente del cosiddetto
“Durban I”, quando nel 2001 i negazionisti e i fanatici si lanciarono in uno show cui mancava solo l’invocazione dell’anima di Eichmann, alcuni Paesi (Italia, Stati Uniti, Israele, Canada, Australia, Germania e Olanda)
hanno rinunciato ad andare nella pacifica Svizzera per assistere al summit delle schifezze e degli orrori. Gran Bretagna e Francia invece ci saranno, benché i loro ministri degli Esteri siano
“pronti ad alzarsi da quella sedia in caso di attacchi ad Israele”.
Nonostante la preparazione del documento finale sia stato
più faticoso di un parto plurigemellare, con limature durate mesi che hanno portato all’inevitabile cancellazione della parola “Israel” dalla bozza conclusiva, il prologo di "
Durban II" non è stato dei migliori. Un
Ahmadinejad in gran forma ha esordito ieri, dopo aver amabilmente scherzato con il Presidente della Confederazione elvetica, sostenendo che
“i sionisti saccheggiano le ricchezze mondiali controllando i centri di potere nel mondo. Hanno creato le condizioni perché non si possa dire nulla di questo fenomeno diabolico”. Il delirio dell’unto iraniano è poi proseguito, accostando più volte il termine “razzismo” agli ebrei. Ovviamente il tutto è fatto anche in vista del delicato voto presidenziale del prossimo giugno, in cui il buon Mahmoud potrebbe rischiare di vedere eroso il suo consenso in modo abbastanza importante. Dalle prime immagini che i media hanno trasmesso, abbiamo notato un
ingessatissimo Ban Ki Moon dirsi preoccupato e stupito dall’assenza di alcuni membri dell’ONU alla reunion ginevrina, mentre l’
Alto Commissario per i Diritti Umani (sic!), Lady
Navi Pillay si è detta addirittura
“scioccata e profondamente dispiaciuta” dalla decisione degli Stati Uniti di non intervenire. Fa specie che Madame Pillay non abbia provato lo stesso dispiacere e gli stessi patemi anche in occasione delle bordate da raduno neonazista che i vari dittatorucoli del terzo Mondo (vedasi pure il caro Mugabe) hanno lanciato contro il Governo di Tel Aviv.
L’ONU ormai è questa, c’è da rassegnarsi: un
gigante superato dalla storia e dagli eventi quotidiani. Il mondo è cambiato, i 50 Stati fondatori sono diventati nel frattempo più del triplo. E’ un’assurdità che le sorti del Pianeta (in teoria dovrebbe essere così, nella pratica ovviamente e fortunatamente no) debbano essere determinate da un salotto di quindici signori tra cui cinque con un potere di veto fuori da ogni logica del XXI secolo.
Eppure non cambierà. Rimarrà così com’è: un Palazzo statico che spende (e spande) e che si dedica ad organizzare improbabili vertici sul razzismo, con Ahmadinejad e sodali a farla da padroni. In pratica,
come mettere Totò Riina a presiedere l’Antimafia…