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Barra di controllo


24 marzo 2009

Il metodo Repubblica (premiato con la RAI)



Grazie a Giuseppe, che ci ha segnalato quanto accaduto.

Non sarà sembrato vero, ieri, ai tipi di Repubblica. Poter sparare quel titolo, così incredibile, sull'Italia a rischio di ulteriori crisi, insieme a Paesi come Grecia, Lettonia e Ungheria. Parole attribuite, con tanto di virgolettato, al commissario Ue Almunia.

Ma c'è un particolare: era tutto inventato da Repubblica. Tanto è vero che la UE ha dovuto emettere un comunicato ufficiale nel quale si parla di "Parole sull'Italia riportate in modo tendenzioso". E non solo, è dovuta intervenire la portavoce della Commissione: "Il commissario Almunia non ha detto quel che leggo, in particolare su Repubblica" dice Amelia Torres, responsabile dell'Economia, che parla di "articoli tendenziosi, non molto seri e non molto responsabili... La situazione è abbastanza seria ed i mercati sono così nervosi che non è proprio necessario rincarare la dose". Torres ha quindi invitato "a non fare estrapolazioni da discorsi che in questo momento non sono responsabili"

Insomma, un cazziatone in piena regola. Quelli di Repubblica sono passati per - nell'ordine - tendenziosi, scorretti, catastrofisti, manipolatori e irresponsabili. Non male, dopo l'ultima gaffe su La Russa.
Mica male. In Italia, pero', è un metodo che viene apprezzato, tanto da essere premiato con la Presidenza RAI. 


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18 marzo 2009

Dilettanti allo sbaraglio!




Ecco il grande comico giornalista, Marco Travaglio, conciato come undilettante allo sbaraglio della Corrida, mentre reinterpreta nelprogramma di LA7 Victor Victoria il videoclip "Centro di gravità permanente" di Battiato. Sì, povero Battiato.

• Il video è anche su Youtube.


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4 marzo 2009

Giornalai

Riceviamo e pubblichiamo da Giuseppe, che ringraziamo


Caro Daw, ti scrivo per parlarti di due storie. Una storia di futuri ex giornalai, e una storia di giornalai ancora in servizio.
 
• I primi lavorano (per quanto ancora) all'Unità, oggi in sciopero perchè quel cattivone del loro nuovo padrone non vuole "cacciare la lira" per pagare gli ingenti debiti e propone una cura da cavallo degna del miglior Giuliano Amato anno 1992. Questo padrone cattivo si chiama Renato Soru; sì Renato Soru, quello che si atteggiava a nuovo leader della sinistra, quello che non licenzia nessuno (sicuri?), quel capitalista che ha fatto una fortuna quotando Tiscali in Borsa. Quello che, se non tira fuori i soldi entro il 23 marzo porta i libri in tribunale e ciao ciao Unità (e, a parte Travaglio, sarebbe un vero peccato). Ma non era il salvatore dell'Unità, colui che ha anche beneficiato di un super trattamento di favore dalla mitica Concita? E' tutto già finito?

Nota: l'Unità è il quotidiano italiano che maggiormente giova dei finanziamenti pubblici riservati all'editoria di partito (6.817.231,05 euro ricevuti nel 2003), seguito a breve distanza da l'Avvenire.
 
• I giornalai ancora in servizio sono quelli della nota sezione "Scalfari-Mauro" della testata RepCorSta.cccp. Giorni fa hanno sparato titoloni sulla gaffe di Berlusconi con Sarkozy («C'est moi qui t'ai donné ta femme») spalleggiati dai loro colleghi ed amici francesi di Canal Plus. A battere la grancassa anche due menti illuminate dell'ex Premiata Ditta Veltroni (Anna Paola Concia e Donata Gottardi) che hanno portato il caso di questa pesante discriminazione femminile alla Corte europea di Strasburgo, come se non ci fosse altro a cui pensare (ma se poi i pensieri sono quelli di Franceschini...). Stamattina la gustosa novità, che ovviamente non  viene rilanciata nello stesso modo del primo atto d'accusa. Ma è tutto normale.
 
Giornalai, (futuri prossimi?) ex giornalai, d'Italia e non, sempre pronti a scagliarsi contro il peggiore incubo della loro storia....e sempre pronti a fare figure misere e ridicole, senza ovviamente chiedere scusa. Giornalai, appunto.


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30 gennaio 2009

Quel ritocchino di Repubblica.it

Riceviamo e pubblichiamo.

 Salve Daw,
solo poche righe per segnalarti il (curioso) comportamento dei sondaggi di repubblica.it, sempre, dico sempre, antiberlusconiani e sempre, dico sempre, con il sottotitolone "50.000 voti", "100.000 voti", come a rimarcare un ruolo di validità sociale e culturale.
In questi giorni di Caso Battisti, i tre maggiori quotidiani nazionali propongono il sondaggio "Giusto non giocare?". Non ci vorrebbe il cervello di un Einstein per capire che gli italiani, che in questo momento chiedono galera per assassini e stupratori, sono dalla parte di chi dice "meglio non giocare, bisogna rispettare i princìpi del diritto". E infatti corriere.it e lastampa.it hanno percentuali tipo 65 % non giocare e 35 % giocare.

Ma perchè i repubblichi vogliono giocarla (58 a 42)? E' un afflato così importante verso lo sport più bello del mondo? Non resistono alla tentazione di vedere Kakà, Ronaldinho e Adriano insieme contro Gigi Buffon?

Ora ho preso il caso singolo di questa partita, ma è sempre così. Mi dirai: il lettore medio di repubblica è la punta più alta dell'anti- berlusconismo, in ogni caso. Ma io comunque vedo sempre lo zampino del ritocco. Fu così ad esempio per l'IVA 20% di Sky: percentuali bulgare in Corriere.it e stampa.it di favorevoli, lieve maggioranza di favorevoli in Repubblica.it

Cordialmente,
N.


Caro N., come darti torto? Il comportamento effettivamente è sospetto. Ma, comunque, non sarebbe certo una grande sorpresa.


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27 gennaio 2009

Stronzi

Avevo giurato di non occuparmi più di quel bordello di giornale che risponde al nome di Famiglia Cristiana, ma non ce la faccio. Quando uno perde copie deve alzare il tiro, ma il rischio di scivoloni è altissimo. E così quel giornalaccio che viene venduto nelle Chiese italiane, tra una confessione e l'altra, ci è ricascato. Nel prossimo numero, sentite un po', la sparata è questa: "Berlusconi pensa solo a Kakà e a Fiorello". Che è, scusate, un colpo da vigliacchi. Roba triste da personaggi viscidi. Alla Furio Colombo, giusto per capirci. La nuova illuminante uscita del giornale delle famiglie cristiane è talmente ridicola da commentarsi da sola, ma a questo punto mi aspetto un trattamento simile per altri esponenti politici (ad esempio: Obama che pensa al cane da regalare alle figlie, il livello è questo). Ma non solo politici, magari questa gente potrebbe guardare in casa propria. Ma figuriamoci. Comunque, rinnovo la promessa di non occuparmi più di quel giornalaccio. Prima fatemi dire una cosa: stronzi. Magari questa volta mi basta.


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9 dicembre 2008

Però c’è la crisi


Strepitosa prima pagina dell’Unità di oggi: “Nascosti nella fila”. Perché “la crisi colpisce il ceto medio” e quindi “in coda tra vergogna e imbarazzi alle mense della Caritas e del comune”, ma “il governo non se ne rende conto” (è parola, questa, di Epifani).

Quindi, ricapitolando, secondo l’Unità la crisi in Italia è a livelli sinceramente insopportabili,visto che tutti gli italiani sono in coda per ottenere un pasto caldo. E lo fanno ovviamente “tra vergogna e imbarazzi”, quindi praticamente di nascosto, però quelli dell’Unità ci vedono benissimo. Non abbiamo più un euro, non abbiamo da mangiare, non abbiamo più nulla. E’ tutto nero.

In realtà ieri non c’era un albergo vuoto. Le vie dello shopping erano piene e affollate come ogni santo anno. Nei centri commerciali si trovava parcheggio dopo mezzora. I ristoranti lavorano bene. Nei locali c’è sempre più gente. Però c’è la crisi. Gravissima, non ci sono soldi. Siamo tutti in coda alla Caritas. La crisi, nelle tasche degli italiani, ancora non si è vista. Probabilmente arriverà, e sarà sì pesante, ma parlare, oggi, di gente in coda nelle mense è squallido. Ma al governo c'è Berlusconi, e quindi...

Questa è l’Italia che vede l’Unità. E poi spendono milioni di euro per capire perché perdono voti.


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8 dicembre 2008

Il Paese dei due pesi e delle due misure

Vedere il Borgomastro di Firenze, Leonardo Domenici, Gran Capo dei Sindaci d’Italia, nonché esponente di quella new age di dirigenti della sinistra tradizionalista italiana in perenne equilibrio tra un idealismo un po’ d’antan e uno snobismo consolidato (e portatore di sconfitte), incatenato davanti alla sede romana di Repubblica, ha fatto un certo effetto. Ha creato stupore innanzitutto perché  è stato violato il Sancta Sanctorum dell’intellighenzia rossa, quel quotidiano  che Eugenio Scalfari prima, ed Ezio Mauro dopo, hanno eretto ad avamposto avanzato dell’antiberlusconismo militante, benché connotato da quell’odiosa puzza sotto il naso che si può sentire leggendo uno qualsiasi dei sermoni del fondatore maximo, di un D’Avanzo o di un Maltese. Uno vale l’altro.

Il fatto è che appena si va a toccare uno di loro, ecco che si alzano gli scudi indignati, le lagne e le proteste teatrali, che arrivano fino alle catene. Il Sindaco indignato era accompagnato da due collaboratori, un poliziotto di scorta e un cartello. Curiose le parole scritte su quest’ultimo: “No all’informazione distorta, sì alla difesa della onorabilità e della dignità”. Ah sì? Ma guarda un po’! Una volta (una!) che il foglio scalfariano va a rovistare nelle cose di un autorevole esponente della sinistra, questo salta come una cavalletta, denunciando una campagna d’aggressione mai vista prima, una gogna mediatica vergognosa. No, non sono parole di Silvio Berlusconi, anche se il ritornello è identico. Ciò che è diverso, però, sono le reazioni dei compagni (oh, forse il termine non va più usato, pardon!) di partito. Il portavoce del Pd, Andrea Orlando, sostiene che “si tratta di una reazione di una persona per bene che si sente colpita nella sua dignità”; il censore supremo Cacciari “comprende la sua esasperazione”.

Due pesi e due misure, nulla di nuovo in questo Paese. Quando il Premier, magari con toni eccessivi, si scaglia contro i media  che lui, secondo il refrain più falso che ci sia, controllerebbe in modo diretto come neanche Kim Jong Il con i quattro canali della tv nordcoreana, sentiamo i vetri dei palazzi tremare dalle parolone che, allarmate, mettono sul chi va là il popolo italiano circa i rischi di deriva antidemocratica, fascista, totalitaria. Un Berlusconi che controllerebbe i media e soffocherebbe la voce dell’opposizione. Una storiella che ha fatto flop in passato e che è destinata alle parodie dei comici del futuro: ancora oggi Paolo Mieli si dà mazzatte là dove non splende il Sole per quell’avventato e sciagurato endorsement pro-Prodi nel 2006, un’uscita che fece perdere migliaia di copie al Corriere della Sera e che tolse definitivamente quell’aura di santità, di indipendenza e di obiettività, che veniva (chissà poi perché) calata sul quotidiano di via Solferino. Allora però, sentimmo parlare di libertà di stampa, di tradizione anglosassone (con la quale noi non c’entriamo un emerito fico secco), di opinione di un grande direttore, dell’analisi del direttore del principale quotidiano italiano.

E’ sempre la stessa storia: se Berlusconi parla, si incazza per le menzogne diffuse dagli strilloni del triangolo CoRepStamp, questo è il sintomo più evidente di una deriva putiniana. Se lo fa uno dei loro, è semplicemente l’urlo di dolore di un perseguitato.


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15 ottobre 2008

Travaglio, il condannato (a otto mesi di reclusione)

Ecco, anche Marco Travaglio è stato finalmente condannato: la pena è di otto mesi di reclusione e 100 euro di multa. Il reato? Diffamazione. Oltre il danno, la beffa: il diffamato è nientepopodimenoche Cesare Previti, al quale Travaglio dovrà anche pagare 20mila euro per risarcimento danni (questa volta la scusa di far satira non è servita?). E visto il successo planetario di questo grande giornalista anche noi adotteremo il suo stile: no, non quello vile di assegnare ai suoi avversari sgradevoli soprannomi basati su evidenti difetti fisici, ma ci limiteremo d'ora in poi a chiamarlo Il Condannato. O avete altri suggerimenti?

Milano, 15 ottobre 2008 -  "Patto scellerato tra mafia e Forza Italia", questo il titolo di un articolo pubblicato dal settimanale "L'Espresso" il 3 ottobre del 2002 e che ha spinto il giudice monocratico del Tribunale di Roma a condannare il giornalista Marco Travaglio a 8 mesi di reclusione, 100 euro di multa per diffamazione ai danni di Cesare Previti.
Il giudice ha deciso anche un risarcimento di 20 mila euro per Previti. E' stata condannata anche Daniela Hamui, come direttore responsabile del settimanale, a 5 mesi e 75 euro di multa. Per entrambi gli imputati la pena è sospesa.


• Su Travaglio è sempre consigliata la lettura del blog del Pensatore.

AGGIORNAMENTO (grazie a Giuseppe). Oltre ad essere condannato, oltre ad essere pregiudicato, oltre ad essere un diffamatore, oltre ad essere un indultato, oltre a scherzare sugli handicap fisici altrui, ora si rifiuta di commentare le sentenze (proprio lui!). Interpellato da Libero per commentare la recente condanna (ma non solo), il giornalista condannato, pregiudicato, diffamatore, indulatato ha così risposto: "Non rompetemi i coglioni".


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15 ottobre 2008

"Un uomo solo al comando"

Mai era capitato di trovare un gradimento del genere, ma era capitato di vedere una luna di miele così lunga, e tutto questo non era mai capitato con Silvio Berlusconi. Eppure, questa volta è così. Tutti i sondaggi, proprio tutti, sono d'accordo nell'assegnare gradimenti record all'attuale governo. Anche Repubblica, con la sua consueta rilevazione mensile, deve arrendersi alla realtà. E lo fa in un modo davvero ridicolo. Come ci segnala Giuseppe, dopo il titolo ad effetto "Un uomo solo al comando" e i vari "il premier al massimo della fiducia", guardate con che razza di pistolotto iniziano l'articolo:

Nonostante la crisi economica, nonostante le pessime notizie che arrivano dal fronte della spesa pubblica, del costo della vita e dell'inflazione. Nonostante governi a colpi di decreti e fiducie, abbia traslocato palazzo Chigi a palazzo Grazioli, la sua residenza privata, e tutto il modo di procedere di questo governo sia sempre più simile a una gestione aziendale e il consiglio dei ministri a un consiglio di amministrazione. Nonostante, ancora, i lodi che via via "salvano" lui in quanto premier (Alfano), i manager (lodo Cicolani-Paravia) e l'anziano giudice Corrado Carnevale, quello che in Cassazione "ammazzava" le sentenze di mafia, che definì Giovanni Falcone "un cretino" e che potrebbe diventare primo presidente della Cassazione.

Capito quanti nonostante? Ah, sono dei fenomeni. Deve essere dura per loro, una linea editoriale con il mirino puntato, nelle ultime settimane, su Berlusconi, Gelmini, Carfagna e Brunetta, per poi ritrovarsi i loro nemici al massimo del gradimento. Tutti. Oh, mica deve essere facile. Vanno capiti.



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24 settembre 2008

L'etica dei poteri forti

Ah, la stampa libera. Succede che Massimo Moratti viene beccato ad aver clamorosamente gonfiato la quotazione in Borsa della sua Saras truffando così migliaia di investitori (per ripagare i 600 milioni di euro di debiti del suo giocattolino: l'Inter), e la stampa libera che fa? Nasconde la notizia, e come se niente fosse lascia spazio solo alle repliche di Moratti (repliche a cosa non si sa, visto che la notizia non l'hanno mai data). O, peggio ancora, la stampa libera occupa pagine e pagine per distruggere, con notizie false, l'immagine del più grande calciatore del mondo.


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