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Barra di controllo


23 agosto 2007

Sul partito unitario non facciamo televendite.

Lo sanno tutti: d'estate ogni notizia è buona per riempire le pagine dei giornali (per alcuni giornali non solo d'estate, ma lasciamo perdere). Così ci tocca leggere di tutto, proprio di tutto. Dalle interminabili discussioni sulle dimensioni (extra) dei genitali di Luca Cordero di Montezemolo (con tanto di paragoni con Gianni Agnelli) alla registrazione del marchio "Partito delle Libertà" ad opera di Michela Brambilla, ma per conto di Silvio Berlusconi (questa è la versione ufficiale).

La registrazione di quel marchio è un passo, obbligato e necessario, che riguarda tutti i nuovi partiti, come è stato (o sarà) per  il Partito Democratico, e in tal senso risulta appunto una non notizia. La registrazione da parte della Brambilla invece lo è, e non per niente i giornali ci hanno fatto un bel po' di casino (lo stesso i politici), fino alla dichiarazione di copertura del Cavaliere: "Lo ha fatto in mio nome". Stop, fine della polemica? No, per niente. Berlusconi ha soltanto coperto la sua allieva prediletta, la fondatrice dei "Circoli della Libertà", strutturati come una corporation. Così, dopo i Circoli, abbiamo - tra gli altri - "Il Giornale della Libertà", la nuova "Tv delle Libertà" e - ovviamente - lo sbocco più naturale: il partito. "Delle Libertà", appunto. Che fino a quando rimane un giocattolo della Wanna Marchi della politica (così l'ha magistralmente definita Aldo Grasso) va tutto bene, ma quando lo si vuol far coincidere con il partito unitario di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Udc allora non va più tanto bene. Da una parte, è vero, non si capisce bene se c'è una reale intenzione di dar vita a questo partito unitario: Berlusconi tentenna sempre, stretto tra i veti della Lega e le solite incomprensioni con gli altri alleati, per non parlare dell'inconsistenza organizzativa di Forza Italia. Dall'altro, direbbe la Brambilla, il partito unitario lo chiede "la gente" e - dice lei - è già realtà attraverso i suoi "Circoli". E qui casca l'asino, cioè la Brambilla. I numeri dei "Circoli della Libertà" sono estremamente gonfiati e pompati ad arte.

Attenzione: sono sì tanti e rappresentano una bella realtà da valorizzare, ma rimaniamo con i piedi per terra. Tanto per dirne una, sapete come è nata la grande maggioranza dei Circoli della Brambilla? Molti dei già esistenti Circoli di Dell'Utri si sono detti: "Ma sì, perchè non aderiamo anche a quelli della Brambilla?". E in un attimo ecco spuntare i Circoli della Libertà. Ma non dal nulla, ma con strutture, sedi e iscritti provenienti dai Circoli di Dell'Utri. E così capiamo perchè il Senatore sia un po' inacidito con la Brambilla: leggere ad esempio l'ultima intervista concessa al Corriere, nella quale la prende letteralmente a schiaffi ("è una sottomarca per avere più clienti").  Insomma, questa folla ai piedi della Brambilla proprio non la vediamo. Qui concordiamo totalmente con l'analisi di Marcello Dell'Utri, specialmente quando parla di operazioni di marketing politico. Sia chiaro: la Brambilla, cavalcando l'umore della gente con populismo e demagogia, fa bene il suo lavoro. In futuro potrebbe ottenere qualche incarico di prestigio, come un Ministero. Ma oltre a questo non c'è spazio.

Se esiste una attualità politica che associa Michela Brambilla al Partito unitario è unicamente per colpa della classe dirigente del centrodestra italiano, impegnata a dimostrare una miopia politica che ha del taffazismo. Ma non era cosa di sinistra?


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